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Il mekong in b.n.
Posted on August 20, 2009
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Un uomo
Posted on August 19, 2009
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Una bimba
Posted on August 19, 2009
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Un vecchio
Posted on August 19, 2009
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Il ritorno
E alla fine rieccoci a casa.
Stamattina siamo arrivati alle sette, ora di Roma. Il viaggio è stato lungo, ma tutto sommato la Thai ti fa stare comodo.
Siamo ritornati a casa.
Debbo dire che in questo momento abbiamo le idee confuse… un pò questo fuso orario, per cui per noi sarebbero le nove di sera, un pò quella sensazione strana di rientrare con la macchina a San Lorenzo. Come ritrovare un posto che in parte rappresenta un altro viaggio, ben più lungo.
Francesca sta riposando. Io ho provato per un paio d’ore a rimettere ordine tra le quasi duemila foto scattate giù in Vietnam… giù in Vietnam… che impressione dirlo da via dei Reti…
Non so… forse ci giro intorno, forse le emozioni sono state così tante che tutto sommato il viaggio è durato quanto doveva durare… forse qualcosa ancora mi rimane e mi lavora dentro…
Abbiamo rimesso nella libreria la guida, vicino a quella del Laos e della Cambogia, che probabilmente saranno i prossimi viaggi. Eppure questo posto così terribile a tratti, tanto che ieri avevo onestamente voglia di ritornare (meccanismo di difesa classico direi) ti si attacca al cuore e per la prima volta ho pensato che mi piacerebbe avere qualcosa a che fare con questo paese.
Io che porto alto il vessillo della romanità ad oltranza.
Mi rimetterò sulle fotografie, che per ora è il mio modo di fare ordine.
Probabilmente qualcuna la metterò in rete e magari qualcuno mi dirà che ne pensa. Molte sono scatti di persone, primi piani, scatti rubati, situazioni, mercati.
Perché per me questi uomini e queste donne rappresentano qualcosa di infinitamente umano e dignitoso, di terribile e bello.
Posted on August 19, 2009
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dolce malessere
Cosi’, puntuale come gli aerei della thai, e’ arrivato per noi il giorno della partenza. Stiamo occupando le ultime ore, che sembrano un po’ e di fatto sono, un territorio di confine.
Aspettiamo girovagando per la citta’. L’ultima mattina a Saigon. Ieri sera siamo andati a cena e siamo tornati a piedi in albergo. Abbiamo provato a fare una lista delle cose, dei particolari che ci rimangono impressi di questo viaggio. La forma della lista fa un po’ ridere, ma credo sia una modalita’ immediata, di chi ancora non puo’ fare una valutazione complessiva, non ha ancora lo sguardo della lontananza… vede il paesaggio passargli avanti come i vagani di un treno. Uno alla volta.
La lista la riporto qui… che’ nella sua versione elementare ci ha commosso.
L’odore di riso bollito, che da quando si apre la porta a vetri dell’aereoporto e sei in Asia, e’ un odore universale.
Le notti con i gechi sulle insegne luminose.
La carne nei mercati carica di mosche.
Il valore dei soldi… del tutto imprevedibile, perche’ il valore e’ nella contrattazione.
Le barchette con le vecchiette che remano come bagnini.
I pre-adolescenti negli internet point.
Il cibo… la cosa piu’ importante, consumato ad ogni ora, in ogni luogo, di ogni tipo.
La frase ripetuta agli stranieri per strada… Hallo motorbike?!
Gli uomini, le donne e i bambini mostruosi, vittime dell’agente orange.
La tutina verde marcio dei poliziotti e uno in particolare a Hue che stava di notte ubriaco a fare delle mosse di un arte marziale…. col mitra in mano.
Le scimmie tenute in catena.
Le pozzanghere per strada.
La puzza di gas di scarico.
Le mascherine sul viso.
Una spiaggia a Hoi An.
Un lago a Dalat.
Le dune a Mui Ne.
La delusione a Hue.
Le case dei pescatori sul Me kong.
Il monte Sam e i confini con la Cambogia.
I fili della corrente elettrica sospesi fra le case lungo la strada.
Le prostitute giapponesi di lusso a Saigon.
I bambini scalzi.
I turisti con lo zaino.
Le stanze degli alberghi a 4 dollari.
Le blatte vicino alle bancarelle per strada.
Doraimon.
Un pesce ventosa in un acqario.
L’inglese incomprensibile dei vietnamiti (can I have the bill? e loro ti portano una beer….)
I grattaceli e le baracche.
Il monsone puntuale al pomeriggio.
Il proprietario della plage, baretto sulla spiaggia, che non parlava mai con nessuno e con i suoi occhiali scuri.
Un gatto bianco e nero nell’albergo di Dalat.
La funivia.
Un aereo con l’elica pieno di veitnamiti che volavano per la prima volta.
Le biciclette cariche di banane fino all’inverosimile.
I vecchi rugosi.
La musica neomelodica in pulman (simile alla napoletana).
Le piante galleggianti sul mekong.
Il ponte gigantesco in costruzione.
Phuong.
E il fratello minore.
Le donne vietnamite vestite tipo pigiama.
Il Saigon Sheraton Tower.
I negozi di telefonini.
I mercati cinesi che vendono milioni di cose uguali.
E tante altre cose che finiranno per comporre un quadro unico di questo paese terribile e affascinante.
Posted on August 18, 2009
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upper class
Sulle strade scende veloce la sera. I poliziotti in tuta verde marcio fanno ruotare i manganelli. I topi si rincorrono sui marciapiedi. Da tombino a tombino.
Le insegne luminose pubblicitarie gigantesche fanno da tetto ai senza tetto. Dove le strade sembrano continui lavori in corso.
Nel cielo i fulmini ti fanno capire che tra un momento fara’ il suo quotidiano passaggio mister monsone e illuminano nuvole grigie e sporche.
Piove.
Dieci minuti… fortissimo. Poi passa.
Piu’ in basso i cavi della corrente neri e bagnati sono funi tra le case. Tanti rimangono oziosi sulle sedie a pensare… forse. I rumori non sono mai di sottofondo e coprono tutto.
Un bambino si fa male ad un dito, esce sangue. Si sciacqua le mani in una pozzanghera in terra. Fango, sangue, piscio e bucce di cocco.
Venditori di niente ti inseguono. Money money…
Siamo tornati a Saigon….
Prendiamo una stanza di albergo. Forse la piu’ bella finora. C’e’ una pisciana sul tetto da cui si vedono i grattacieli di saigon. Due lire.
Scendiamo in strada. Francesca si da’ allo shopping. Troviamo forse l’unico negozio accattivante. E di fatto e’ molto bello. E strano direi. Perche’ per iniziare non e’ in strada. E’ chiuso, e’ un negozio. Dentro vestitini, gonne, camiciette. Tutto molto bello.
Ci inoltriamo nella Saigon ‘bene’…
Le strade piu’ pulite e noi che nei giorni scorsi ci chiedevamo come fosse composta l’ upper class vietnamita abbiamo infine una risposta empirica per ora… Sono pochi, sono belli anche, si muovoino in taxi, si vestono quasi alla moda…. quasi e li troviamo tutti nei ristoranti di donk hoi (leggi parioli).
Il ristorante e’ bello e si mangia bene. Loro mangiano in fretta e come in ogni posto del mondo sono una minoranza privilegiata.
Che dire…
Le classi alte sono uguali ovunque nel mondo e questa e ’ una conclusione che non dice niente e che la dice lunga….
Posted on August 16, 2009
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Al confine
Poche parole perche’ dal posto dove scriviamo la connessione e’ lentissima.
Chau Doc, al confine con la Cambogia…. e tutto intorno il fiume.
Qui nel centro internet faranno 40 gradi e i ragazzini, questa e’ stata una costante, sono gli unici avventori… meglio cosi’ penso, una nuova generazione globale…
I primi due giorni di viaggio sul delta del Mekong sono stati interessanti. Barchette lunghe e strette in un labirinto di canali.
Per ora si capisce dove inizia il delta… ma una volta che uno si addentra nella pianura il fiume e’ praticamente ovunque. Tanto che uno si scorda dove e’ iniziato…
Domani tornati a Saigon ne parleremo meglio… ci penseremo meglio.
A meta’ pomeriggio, qui il sole tramonta alle 18.00 siamo saliti col motorino sul monte Sam.
I militari una volta lo usavano per osservare i movimenti dei Khmer cambogiani al confine.
Dall’alto una vista sulle risaie e sulla pianura a perdita d’occhio.
Posted on August 15, 2009
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cholon
Ebbene eccoci ripiombati a Saigon… tappa obbligata per organizzare il giro sul fiume mekong. Siamo arrivati ieri notte intorno alle due e mezza. Preso l’albergo istintivamente ci siamo buttati in strada, tra australiani ubriachi, prostitute vietnamite e bancarelle di pho (la zuppa locale).
Noi avviamente cercavamo una scodella di pho…
Seduti al tavolinetto in strada alle tre di notte con le nostre due scodelle… abbiamo ripreso contatto con questo formicaio.
Stamattina fatta colazione abbiamo organizzato i tre giorni sul fiume e ci siamo avventurati nel quartiere cinese (Cholon). Botteghe di erbe in vialetti affollati.
Adesso un po’ di riposo.
Una nota di colore… mentre facevamo colazione nel caffe’ davanti il nostro albergo francesca e’ salita di nuovo in camera perche’ non avevamo preso la guida. Io fumata la sigaretta chiedo il conto… can I have the bill?
Il ragazzetto del bar mi risponde… no!
Io lo gardo un po’ interdetto da dietro gli occhiali. Lui sorride e mi fa… dont’ leave me this way! So I miss you?!
A questo punto alzo e riabbasso le sopracciglia in una espressione tra lo stupore (trovare un gay a Saigon e’ fatto strano) e un moto di inconscia difesa.
Faccio un sorriso fintissimo…
E lui… before you go away… please let me see your eyes…
Pago al volo e raggiungo francesca…
Posted on August 13, 2009
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easy rider
Alle otto e mezza stamattina siamo partiti in moto, insieme a Phuong e al fratello minore, per un giro delle highlands vietnamite.
Forse il giorno piu’ intenso della vacanza…
Phuong guidava tranquillo in queste strette strade sull’altopiano. Risaie poche… soprattutto piantagioni di caffe’. Di cui abbiamo raccolto qualche chicco.
Ogni tanto si fermava e ci spiegava il paesaggio e la storia. La storia della proprieta’ direi. Tanto che oggi mi sembra di non poter piu’ dire che la proprieta’ privata e’ un furto.
Qui i contadini fino al 1986 hanno coltivato terre raggruppati in cooperative. Avevano tre chili di riso a famiglia… e se penso che la dieta di questa gente e’ basata sul riso…
Facevano file da notte fonda per le derrate alimentari e si erano inventati che se a uno gli scappava di andare al bagno doveva lasciare un sasso come segna posto…
Poi ci si era messa la guerra e non tanto perche’ la guerra uccide le pesone, ma perche’ un buon venti per cento del territorio era inutilizzabile. Bombe che avevano disboscato e reso il terreno incotivabile per gli agenti chimici. Dal nord la gente se ne e’ tutta scesa qui nel centro per coltivare… allora hanno disboscato, di nuovo, ma questa volta per vivere. Li vedi questi del nord, con la pelle piu’ scura e palesemente piu’ disagiati.
Ci ha detto che in questo paese si lavora ancora solo con le mani e ce lo ha fatto vedere. Contadini che non avevo mai visto, forse nei racconti di mio bisnonno, che fanno ancora tutto con le mani e con l’aratro. Donne che si lessano letteralmente le mani per fare la seta. Nell’acqua calda viene ucciso il baco e si inzia a differenziare i filamenti. Il caffe’… raccolto pianta per pianta.
Siamo tornati in albergo e sono abbastanza sconcertato e guardo questa gente con occhi diversi… di sicuro.
Adesso (post riforma 1986) i contadini coltivano la propria terra. Tu la puoi comparare puoi farci quello che vuoi. Qualcuno chiaramente e’ diventato piu’ ricco, ma penso anche che forse ha un senso diverso spaccarsi la schiena per qualcosa di tuo.
Di tutte gli uomini e le donne viste oggi mi rimangono impressi questi contadini carichi di sacchi o chini su una singola pianta in mezzo a migliaia di piante. Con una cura che traspariva tutta dalla loro immobilita’.
Poi…motorini, il governo corrotto del paese, i posti di mare dove si paga solo in dollari, noi occidente siamo note ai margini di questi campi lavorati.
Ed e’ incredibilie per me pensare alle forme di sopravvivenza, in cui la vita resiste alla fame, alla chimica e alle lacerazioni del corpo, alle bombe, ai governi e alla storia, agli embarghi e al turismo… resiste.
Phuong aveva un orgoglio nella voce quando ci ha detto, vicino ad una pianta di caffe’, sua… e non sua al tempo stesso:
Il vietnam e’ secondo nel mondo nell’esportazione del caffe’.
Posted on August 12, 2009



