Eccoci tornati in albergo…
Stamattina ci siamo messi sulla rotta di questa spiaggia di cui ci avevano parlato. Abbiamo preso una pausa dalla rotta, dal viaggio stesso, abbiamo fatto una virata improvvisa… e debbo dire che ne e’ valsa la pena.
Francesca ed io siamo pieni di questo mar della Cina, cosi’ caldo, della spiaggia, della passeggiata in bicicletta fra le risaie… ma andiamo per ordine.
Stamattina dicevo, zaino in spalla abbiamo cambiato albergo. La nuova sistemazione e’ indubbiamente piu’ comoda. Almeno abbiamo un po’ di aria condizionata che dopo tre giorni di una stanza a 50 gradi e’ qualcosa che si apprezza profondamente.
Fatta colazione con due banane, abbiamo preso la bicicletta. Avevamo una mappa che i tipi di ieri sera ci avevano dato durante la cena. Abbiamo attraversato Hoi An… usciti dalla cittadina solo risaie, con queste donne incappellate e tutte coperte a lavorare i camnpi. Lungo la strada manifesti comunisti. Qualcosa come incitare il popolo al lavoro, una vaga idea un po’ retro’ di progresso… le centrali elettriche stilizzate, gli uomini con il fucile, le donne con il riso.
Un po’ illusorie se vogliamo, perche’ qui di socialista c’e’ molto poco… ma non so come, l’adolescente in me ha lavorato sulle fantasie evocate da quei manifesti… la sensazione di una nazione allo stato nascente, l’idea e l’ogoglio insieme.
Le risaie sono qualcosa di fantastico. Di un verde difficile da spiegare.
Questo tipo francese insieme ad un’americana ha preso in affitto questo pezzetto di spiaggia. Molto bella. E’ la parte finale della lunga spiaggia che si stende da Danang fino a qui. China beach insomma. Dalla parte nord vedi montagne con le punte arrotondate in filari sempre piu’ del colore del cielo. A sud c’e’ l’isola di Cham.
Davanti questo mare cinese caldo e accogliente.
Durante la mattinata eravamo in sei. Italiani, francesi.
Per ore abbiamo fatto il bagno, preso il sole, giocato col gatto sotto la tettoia di paglia, parlato con la tipa del fatto che molti di noi si fermano li’… il padrone di casa e’ un francese lungo lungo… gli occhi sotto costanti lenti scure. Birra in mano. E nell’altra… una sigaretta. Poche parole per lo piu’.
Loro, i vietnaminiti, arrivano alle cinque, quando hanno finito di lavorare. Quando il sole sta tramontando.
Iniziano le donne che portano in spiaggia teli per coprirsi dal sole, con cui fanno tettoie improvviste, roba da mangiare. Poi arrivano i figli. Giocano a pallone e con dei copertoni fanno il bagno perche’ a questo punto il mare ha delle onde cosi’ alte che anche io e Fra ci buttiamo. La spiaggia e’ piena di gente.
Ci asciughiamo lentamente dove il francese ha il bar. L’americana ci presenta Marco.
Marco e’ di Cortina. S’alza dal lettino un ragazzone rasato, sembrava essersi svegliato in quel momento. Ci racconta che lui aveva tutto un programma per girare tutto il Vietnamo, da nord a sud. La ragazza lo ha lasciato (lui ha detto che e’ lui che ha lasciato lei…) e doveva rimmettersi la testa apposto. Viaggia da solo. Dice che da quella spiaggia lui non riesce piu’ ad andare via. Sono due settimane che e’ li’… e non vuole partire.
Tornando faccio qualche foto alle risaie al tramonto… di quelle foto classiche…
Ogni tanto con Francesca ci chiediamo se continuare verso sud o stare qualche giorno ancora. Certo da qualche parte ho letto che la mappa non e’ il territorio. E noi adesso stiamo sul territorio. Vinicio nelle cuffiette mi dice che solo la rotta ti consola… non sappiamo….
Tornando a Hoi An in bici…. ci perdiamo.