ho chi min, Kuala, Yakarta e via dicendo

Diario di viaggio. Dedicato agli amici che lo leggeranno.

upper class

Sulle strade scende veloce la sera. I poliziotti in tuta verde marcio fanno ruotare i manganelli. I topi si rincorrono sui marciapiedi. Da tombino a tombino.

Le insegne luminose pubblicitarie gigantesche fanno da tetto ai senza tetto. Dove le strade sembrano continui lavori in corso.

Nel cielo i fulmini ti fanno capire che tra un momento fara’ il suo quotidiano passaggio mister monsone e illuminano nuvole grigie e sporche.

Piove.

Dieci minuti… fortissimo. Poi passa.

 Piu’ in basso i cavi della corrente neri e bagnati  sono funi tra le case. Tanti rimangono oziosi sulle sedie a pensare… forse. I rumori non sono mai di sottofondo e coprono tutto.

Un bambino si fa male ad un dito, esce sangue. Si sciacqua le mani in una pozzanghera in terra. Fango, sangue, piscio e bucce di cocco.

Venditori di niente ti inseguono. Money money…

Siamo tornati a Saigon….

Prendiamo una stanza di albergo. Forse la piu’ bella finora. C’e’ una pisciana sul tetto da cui si vedono i grattacieli di saigon. Due lire.

Scendiamo in strada. Francesca si da’ allo shopping. Troviamo forse l’unico negozio accattivante. E di fatto e’ molto bello. E strano direi. Perche’ per iniziare non e’ in strada. E’ chiuso, e’ un negozio. Dentro vestitini, gonne, camiciette. Tutto molto bello.

Ci inoltriamo nella Saigon ‘bene’…

Le strade piu’ pulite e noi che nei giorni scorsi ci chiedevamo come fosse composta l’ upper class vietnamita abbiamo infine una risposta empirica per ora… Sono pochi, sono belli anche, si muovoino in taxi, si vestono quasi alla moda…. quasi e li troviamo tutti nei ristoranti di donk hoi (leggi parioli).

Il ristorante e’ bello e si mangia bene. Loro mangiano in fretta e come in ogni posto del mondo sono una minoranza privilegiata.

Che dire…

Le classi alte sono uguali ovunque nel mondo e questa e ’ una conclusione che non dice niente e che la dice lunga….

— 2 years ago