E alla fine rieccoci a casa.
Stamattina siamo arrivati alle sette, ora di Roma. Il viaggio è stato lungo, ma tutto sommato la Thai ti fa stare comodo.
Siamo ritornati a casa.
Debbo dire che in questo momento abbiamo le idee confuse… un pò questo fuso orario, per cui per noi sarebbero le nove di sera, un pò quella sensazione strana di rientrare con la macchina a San Lorenzo. Come ritrovare un posto che in parte rappresenta un altro viaggio, ben più lungo.
Francesca sta riposando. Io ho provato per un paio d’ore a rimettere ordine tra le quasi duemila foto scattate giù in Vietnam… giù in Vietnam… che impressione dirlo da via dei Reti…
Non so… forse ci giro intorno, forse le emozioni sono state così tante che tutto sommato il viaggio è durato quanto doveva durare… forse qualcosa ancora mi rimane e mi lavora dentro…
Abbiamo rimesso nella libreria la guida, vicino a quella del Laos e della Cambogia, che probabilmente saranno i prossimi viaggi. Eppure questo posto così terribile a tratti, tanto che ieri avevo onestamente voglia di ritornare (meccanismo di difesa classico direi) ti si attacca al cuore e per la prima volta ho pensato che mi piacerebbe avere qualcosa a che fare con questo paese.
Io che porto alto il vessillo della romanità ad oltranza.
Mi rimetterò sulle fotografie, che per ora è il mio modo di fare ordine.
Probabilmente qualcuna la metterò in rete e magari qualcuno mi dirà che ne pensa. Molte sono scatti di persone, primi piani, scatti rubati, situazioni, mercati.
Perché per me questi uomini e queste donne rappresentano qualcosa di infinitamente umano e dignitoso, di terribile e bello.
Cosi’, puntuale come gli aerei della thai, e’ arrivato per noi il giorno della partenza. Stiamo occupando le ultime ore, che sembrano un po’ e di fatto sono, un territorio di confine.
Aspettiamo girovagando per la citta’. L’ultima mattina a Saigon. Ieri sera siamo andati a cena e siamo tornati a piedi in albergo. Abbiamo provato a fare una lista delle cose, dei particolari che ci rimangono impressi di questo viaggio. La forma della lista fa un po’ ridere, ma credo sia una modalita’ immediata, di chi ancora non puo’ fare una valutazione complessiva, non ha ancora lo sguardo della lontananza… vede il paesaggio passargli avanti come i vagani di un treno. Uno alla volta.
La lista la riporto qui… che’ nella sua versione elementare ci ha commosso.
L’odore di riso bollito, che da quando si apre la porta a vetri dell’aereoporto e sei in Asia, e’ un odore universale.
Le notti con i gechi sulle insegne luminose.
La carne nei mercati carica di mosche.
Il valore dei soldi… del tutto imprevedibile, perche’ il valore e’ nella contrattazione.
Le barchette con le vecchiette che remano come bagnini.
I pre-adolescenti negli internet point.
Il cibo… la cosa piu’ importante, consumato ad ogni ora, in ogni luogo, di ogni tipo.
La frase ripetuta agli stranieri per strada… Hallo motorbike?!
Gli uomini, le donne e i bambini mostruosi, vittime dell’agente orange.
La tutina verde marcio dei poliziotti e uno in particolare a Hue che stava di notte ubriaco a fare delle mosse di un arte marziale…. col mitra in mano.
Le scimmie tenute in catena.
Le pozzanghere per strada.
La puzza di gas di scarico.
Le mascherine sul viso.
Una spiaggia a Hoi An.
Un lago a Dalat.
Le dune a Mui Ne.
La delusione a Hue.
Le case dei pescatori sul Me kong.
Il monte Sam e i confini con la Cambogia.
I fili della corrente elettrica sospesi fra le case lungo la strada.
Le prostitute giapponesi di lusso a Saigon.
I bambini scalzi.
I turisti con lo zaino.
Le stanze degli alberghi a 4 dollari.
Le blatte vicino alle bancarelle per strada.
Doraimon.
Un pesce ventosa in un acqario.
L’inglese incomprensibile dei vietnamiti (can I have the bill? e loro ti portano una beer….)
I grattaceli e le baracche.
Il monsone puntuale al pomeriggio.
Il proprietario della plage, baretto sulla spiaggia, che non parlava mai con nessuno e con i suoi occhiali scuri.
Un gatto bianco e nero nell’albergo di Dalat.
La funivia.
Un aereo con l’elica pieno di veitnamiti che volavano per la prima volta.
Le biciclette cariche di banane fino all’inverosimile.
I vecchi rugosi.
La musica neomelodica in pulman (simile alla napoletana).
Le piante galleggianti sul mekong.
Il ponte gigantesco in costruzione.
Phuong.
E il fratello minore.
Le donne vietnamite vestite tipo pigiama.
Il Saigon Sheraton Tower.
I negozi di telefonini.
I mercati cinesi che vendono milioni di cose uguali.
E tante altre cose che finiranno per comporre un quadro unico di questo paese terribile e affascinante.
Ci siamo. Inizia il conto alla rovescia.
Iniziamo da meno tre giorni alla partenza.
Francesca si sta riposando dopo le fatiche della mattinata. Ha già lasciato sul letto il contenuto possibile della sua valigia. Io lo farò mezz’ora prima di partire.
Sparsi per casa, che in questi giorni sa molto di accampamento, oggetti di varia natura. La Lonely planet del Vietnam (quella della Cambogia, perché non si sa mai) borse di varia misura. Cappelleto north face, che dà molto l’impressione del viaggio e la lavatrice che funziona a massimo regime per la quantità industriale di vestiti lavati nelle ultime 48 ore. Insomma… tutto sotto controllo.